ALESSANDRO FILARDO

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Bollate (MI), Fabbrica Borroni 2010

L'ingrandimento dei volti proposto dalla pittura di Alessandro deriva dalla formazione dell'artista come decoratore. Ciò fa comprendere come l'artista lavori sul concetto di immagine più che su quello del ritratto stesso.

Inizialmente Alessandro raffigurava nelle sue tele solo gli occhi, secondo la formula del dittico o del trittico, per realizzare una fortissima sintesi del ritratto. Successivamente ha deciso di estendere la sua scelta a tutto il viso dell'effigiato, il quale può essere alternativamente un personaggio famoso o un amico del pittore, per suggerire la necessaria età dell'abbattimento delle barriere tra personaggi famosi e non, come già proposto da Warhol e in generale dalla Pop Art.

Nei suoi ritratti, Alessandro utilizza esclusivamente e costantemente il colore blu, proprio al fine di perseguire l'effetto di sintesi che gli è molto caro. Realizza dunque una sintesi cromatica di grande valore introspettivo e spirituale, quasi come volesse ritrarre anime sospese durante una profonda analisi di loro stesse e di ciò che le circonda. Probabilmente è per questo motivo che ultimamente il pittore si sta dedicando alla rappresentazione degli effigiati all'interno di un contesto ambientale o architettonico che pare essere panteisticamente un continuum dei pensieri che li assorbono.

È proprio questa commistione di realtà e irrealtà, questa unione della dimensione terrena con quella spirituale a rendere così apprezzabile la pittura di Alessandro.

Fiordalice Sette

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