ALESSANDRO FILARDO

BOHEMIAN GALLERY

Allontanato lo zoom dagli sguardi dei soggetti, il fuoco dell'obiettivo è ora puntato all'intero viso degli effigiati.
Il tentativo è solo marginalmente quello di mantenere la carica espressiva della serie precedente: coerentemente con la raffigurazione storica del volto, lo scopo adesso è focalizzare maggiormente l'attenzione sulla profonda introspezione psicologica che caratterizza i soggetti.

Questa stravagante galleria di ritratti circoscrive l'appartenenza degli individui dipinti ad una particolare categoria di personaggi: gli artisti, e l'eccentrico mondo che li circonda.
Che siano alla disperata ricerca dell' affermazione o meno, i loro volti incerti sono affiancati sulle tele a quelli di altrettanto giovani scrittori, musicisti, critici o curatori; artisti della vita quotidiana, personaggi in ogni caso bohémien, che conducono un genere di vita solitamente disordinata alla perentoria ricerca della propria strada.
Si tratta sostanzialmente di un lavoro intimista, prettamente collegato al vissuto personale: una visione pressoché familiare di alcune delle persone a me più vicine, compagni di un percorso inesplicabile, quel sentiero incerto del mondo dell'arte che si sa dove s'imbocca e mai dove conduce, con tutto il carico d'illusioni comuni ad ogni giovane ma - a mio avviso -, marcatamente più sentito da chi fa parte di questo circolo così elitario.
Forte di diverse assonanze con parte del suo lavoro in ambito Pop, l'ideale da me proposto ha la velleità di concedere a questi - fino ad ora - emeriti sconosciuti ai più, i loro 15 minuti di successo promessi a suo tempo da Andy Warhol, abbattendo nel momento della loro esposizione alla vista del grande pubblico - quindi anche solo per un momento -, quelle illusorie barriere innalzate dalla notorietà. I loro volti comuni, affiancati sulla tela e ingigantiti come quelli delle icone del mondo dello spettacolo, assumono una dignità che nulla ha da invidiare a chi è più famoso di loro.
Un atto di riverenza dovuto a chi intraprende una strada così difficile, una specie di romantica promessa d'immortalità a chi persegue al mio fianco una via così impervia.

Venendo naturalmente meno l'impatto e l'enorme forza espressiva espressa dall'immagine degli sguardi della serie precedente, e' diventata quasi inconsciamente una necessità sopperire a questa minore carica iconografica accentuando sensibilmente il cromatismo delle composizioni.
Ciò ha portato ad un uso predominante della tonalità blu - che in questa serie di dipinti diviene involontariamente attore principale dell'opera, prevalendo visivamente sulla figurazione, facendola paradossalmente scalare in secondo piano -, colore che stende una sorta di medium sulla visione fortemente intimista di questi personaggi, velando la loro già esasperata interpretazione data dal taglio fotografico grandangolare, di un influente carico di spleen.
Le figure emergono prevalentemente da fondi monocromi e anonimi, per focalizzare l'attenzione del fruitore sulla loro espressione senza distrarlo; in rari casi è presente un fondo sfocato, luci e buio in un'indefinibile miscela esterna al limite dell' astratto, a sottolineare che pur essendo una figura appartenente alla realtà, si tratta pur sempre di una realtà indefinibile, lontana.

La Bohemian Gallery è un work in progress: iniziato durante la stesura della tesi di laurea sul ritratto iperrealista nel 2007, la galleria viene costantemente aggiornata ogni qual volta che sento la necessità di rendere "mia" una persona che incontro nel mio percorso artistico.

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