ALESSANDRO FILARDO

THE WORLD OUTSIDE

La ricerca attuale, ha come base lo studio sul ritratto svolto in precedenza, ma le ultime figure non sono più esclusivamente lo specchio dell'identità del soggetto: il mirino è indietreggiato ancora, ed è puntato adesso al mondo che attornia i protagonisti. Scavando negli anfratti di immagini particolarmente evocative alla ricerca di quelle misteriose relazioni celate tra il mondo interiore e quello esteriore dell'uomo - tra l' io più profondo e il mondo circostante -, si scopre una suggestiva visione onirica della realtà, e si intuisce il viaggio che conduce ognuno a scoprirla.
Gli sguardi, ora, sono rivolti altrove, verso un mondo esteriore, a scrutare l'indefinibile.

Le figure sono sognanti, stanno viaggiando verso la loro destinazione sconosciuta; un "viaggio" ideale, aleatorio, forse anche solo mentale, standosene seduti a guardare l'acqua che scorre in riva ad un canale. E' il desiderio di evasione il soggetto principale dei quadri.
Sostanzialmente c'è ancora di sottofondo l'idea di ricerca, dell'affermazione dei propri desideri che caratterizza psicologicamente i soggetti della Bohemian Gallery, ma adesso le figura dipinte sono personaggi ideali, quasi fittizi, sognatori; le opere non hanno più come titolo il soprannome dei soggetti dipinti - che fungeva idealmente un po' da collante con la realtà oggettiva da cui provenivano - , ma sono parte integrante dell'opera e suggeriscono la chiave di lettura delle composizioni.
E'passata l'epoca degli idealisti e dei sognatori, gli utopisti hanno lasciato sempre più spazio agli arrivisti, al mondo di plastica del consumismo. E'l'ipocrisia che governa il mondo, con la sua frenetica corsa al potere e al denaro che spinge l'ambizione delle masse ad accaparrarsi più beni materiali possibili, perdendo completamente di vista il fatto che le cose importanti non si comprano;
c'è poco posto oggi per chi sogna ancora ad occhi aperti.
Ma nel mondo che abbiamo dentro - quello che vorremmo trovare anche là fuori -, i sogni sostituiscono quella mesta realtà; nel nostro giardino ideale, i sognatori hanno ancora lo spazio che meritano e lì, probabilmente, sono loro a guardare con distacco questa banale realtà.
E' questo il punto focale su cui ruota l'asse della ricerca: sussurrare nell'orecchio di chi osserva il quadro di quell'utopia, dell'illusione di ritrovare quel mondo fuori, della ricerca di una chimera.
Credo che abbiamo un mondo dentro molto diverso da quello fuori, e cerchiamo per tutta la vita di ritrovare quello stesso mondo dentro, nel mondo fuori. Spesso il problema è che per trovare quel mondo là fuori, bisogna prima conoscere bene il nostro mondo dentro, e per alcuni non è facile.
C'è il buio e c'è la luce, e in mezzo ci siamo noi, con le nostre ricerche e i nostri dubbi misti a difficoltà di comunicazione: scrutando quella luce accecante e indefinibile - che simboleggia il mondo esteriore -, cerchiamo forse solamente una via d'uscita a quel buio avvolgente, scuro - espressione del profondo ignoto della nostra interiorità, della nostra insicurezza -, in cui ci barcameniamo indifferenti durante il tragitto della nostra breve esistenza.
E'una metafora della realtà: le figure vivono, sognano, viaggiano tra questi due elementi, è il loro percorso, la loro vita, è la ricerca della felicità.
Una luce fredda permea completamente la scena, è il colore dello spleen: quel blu cupo simboleggia l'insoddisfazione che alimenta il fuoco della nostra ricerca; è questo il liquido amniotico in cui galleggia questa visione alienata della realtà.
Il percorso che porta alla nascita del quadro è similare al preciso istante in cui si ha un flashback di un ricordo: una scena ci colpisce particolarmente per una serie di motivazioni quasi inspiegabili, e ci rimane impressa; al che la nostra mente aggiunge o modifica alcuni particolari, affinché il nostro inconscio la identifichi ancor più come "nostra". Di pari passo, dei particolari non rilevanti all'immagazzinamento di tale ricordo vengono rimossi; ciò che resta è una reminiscenza indelebile, e l' emozione di quel momento diviene interamente nostra.
E' un procedimento molto simile a quando ritocchiamo una fotografia per renderla più consona al nostro gusto personale.
Quel che tento di fare in pittura è proprio questo, rendere quel mondo esteriore più "mio".

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